

La seconda può sembrare superata: quando i bambini rimanevano in affido in pratica tutta la loro giovinezza la relazione che nasceva fra di loro era più forte di quella che vivono oggi.
Ma appunto su questa seconda affermazione si rischia di non comprendere il pensiero del Fondatore che in realtà era molto più profondo: “Nella famiglia (Sos) ogni bambino deve trovare la situazione ed il posto corrispondenti alla sua età ed al suo grado di sviluppo.
Occorre che nella famiglia in cui viene accolto il bambino non soffra per mancanza di rapporti. Oltre alla “Mamma” il piccolo ha attorno a sé dei “grandi” ai quali rivolgersi, dai quali imparare ed ai quali chiedere affetto.
Ai più grandicelli si offrono molteplici possibilità di stringere rapporti sociali, di assumere e di assolvere compiti nella piccola comunità…”.
E’ una concezione che sottolinea la ricchezza di rapporti che prende vita nella casa del Villaggio, le diverse opportunità relazionali che si offrono al bambino ed al ragazzo: il tutto gli consente di fare esperienza concreta di che cosa significhi essere figlio e fratello.
Si tratta fra l’altro di un’esperienza che mantiene vivi concetti che in realtà, nella società attuale tendono a sbiadirsi: basti pensare al numero medio di figli che normalmente una coppia accoglie ai nostri giorni.
Sulla base di questa esperienza concreta, della quotidianità trascorsa assieme, nascono spesso fra i bambini ed i ragazzi accolti in casa, sentimenti ed emozioni (dimensione affettiva) ed una collaborazione reciproca che si avvicina al concetto di solidarietà.
