Accoglienza a minori in difficoltà familiare in sinergia con i Servizi Sociali Territoriali ed il Tribunale dei Minori
Fratelli e Sorelle
Una lettura superficiale del pensiero di H. Gmeiner, a proposito di questo principio posto alla base del Villaggio, porta a concludere che esso significa:
  • che al Villaggio possono vivere insieme i gruppi di fratelli naturali
  • che anche se non fratelli naturali, i bambini accolti in una casa del Villaggio si vivono come tali
Entrambe le affermazioni sono vere: la prima, se collocata cinquant’anni fa aveva addirittura una portata rivoluzionaria rispetto al sistema degli istituti per orfani che spesso separavano i fratellini (ad esempio per ragione di sesso diverso); ai giorni nostri, pensando ad esempio allo sviluppo dell’affidamento a famiglie, mantiene un suo significato in quanto è raro trovare famiglie che possano accogliere contemporaneamente tre o quattro fratellini (il Villaggio sì).

La seconda può sembrare superata: quando i bambini rimanevano in affido in pratica tutta la loro giovinezza la relazione che nasceva fra di loro era più forte di quella che vivono oggi.
Ma appunto su questa seconda affermazione si rischia di non comprendere il pensiero del Fondatore che in realtà era molto più profondo: “Nella famiglia (Sos) ogni bambino deve trovare la situazione ed il posto corrispondenti alla sua età ed al suo grado di sviluppo.

Occorre che nella famiglia in cui viene accolto il bambino non soffra per mancanza di rapporti. Oltre alla “Mamma” il piccolo ha attorno a sé dei “grandi” ai quali rivolgersi, dai quali imparare ed ai quali chiedere affetto.
Ai più grandicelli si offrono molteplici possibilità di stringere rapporti sociali, di assumere e di assolvere compiti nella piccola comunità…”.

E’ una concezione che sottolinea la ricchezza di rapporti che prende vita nella casa del Villaggio, le diverse opportunità relazionali che si offrono al bambino ed al ragazzo: il tutto gli consente di fare esperienza concreta di che cosa significhi essere figlio e fratello.
Si tratta fra l’altro di un’esperienza che mantiene vivi concetti che in realtà, nella società attuale tendono a sbiadirsi: basti pensare al numero medio di figli che normalmente una coppia accoglie ai nostri giorni.

Sulla base di questa esperienza concreta, della quotidianità trascorsa assieme, nascono spesso fra i bambini ed i ragazzi accolti in casa, sentimenti ed emozioni (dimensione affettiva) ed una collaborazione reciproca che si avvicina al concetto di solidarietà.

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