

Hermann Gmeiner pensava il Villaggio soprattutto in due direzioni: lo definiva “un ponte verso l’esterno” e sottolineava il suo significato di “Istituzione” che vigila sulla crescita dei bambini e ragazzi accolti.
A questi concetti un altro è venuto aggiungendosi nel tempo, attraverso l’esperienza, ed è stato quello del collegamento stretto esistente fra le varie “Mamme” (e gli altri operatori) che vivono ed agiscono al Villaggio: collegamento caratterizzato dal sostegno reciproco, dalla possibilità di confronto, di aiuto e, negli ultimi anni, dalla partecipazione consapevole al progetto generale del Villaggio.

Ognuno di questi concetti mantiene la sua attualità: se fin dalle origini era chiaro che i Villaggi non avrebbero avuto strutture interne come scuole, chiese, gruppi sportivi, ecc. (situazione che invece era tipica degli istituti) ma che i bambini avrebbero fruito di quelle normali presenti nella comunità, è altrettanto vero che, anche oggi, il bambino accolto non sempre procede speditamente verso questi, a volte non è facile che i contesti in cui vive (ad esempio la scuola) siano immediatamente pronti ad accoglierlo cos’ com’è.
In questi casi è alto il rischio che il bambino, o il ragazzo, percepisca una conferma del suo non essere voluto o del non essere capace e si crea una situazione di blocco. Il Villaggio, come spazio fisico, di relazioni informali, di attività proposte fornisce quindi un ambiente in cui il bambino può sentirsi e viversi per quello che è e partire, da questo senso di sicurezza, alla conquista del “fuori”.
Il Villaggio, da questo punto di vista, è anche il luogo di uno specifico servizio, quello di animazione. L’animazione è da un lato proposta di attività mirate per bambini e ragazzi, dall’altro strumento di collegamento con il quartiere (manifestazioni ed attività fatte al Villaggio per tutto il quartiere), punto di incontro e di coordinamento del volontariato.
Il Villaggio è istituzione nella misura in cui accanto alle “Mamme” esiste una Direzione che detta alcune linee di progetto e vigila sullo svolgimento delle varie attività.
E’ una Direzione spesa nel quotidiano più attraverso atteggiamenti di comprensione dei bisogni e dei problemi, alla ricerca comune (con le “Mamme” e gli operatori) di soluzioni percorribili che non attraverso regole rigide e poste in modo gerarchico.
Ma funge anche come garante complessivo del progetto e come responsabile ultimo dello stesso.
La possibilità di collaborazione e sostegno reciproco, fra operatori, è un qualche cosa di più sostanzioso rispetto al comune lavoro di equipe.
L’immagine che descrive questa possibilità è quella del “tessuto”: un intreccio reciproco, con fili molto colorati (da quello della professionalità a quello del proprio modo di essere, della propria sensibilità), con disegni diversi (c’è la collaborazione in casa fra la “Mamma” e la “Zia”, ma c’è il gruppo delle “Mamme” e quello delle “Zie”, ecc.).
Un tessuto che non è mai finito, su cui i ricami possibili sono addirittura talvolta imprevedibili.