“Nel Villaggio Sos deve rinascere la naturale fiducia di un bimbo verso la mamma. L’atmosfera necessaria all’educazione dipenderà proprio dall’instaurarsi di questo legame” (H. Gmeiner).
La “Mamma” secondo il Fondatore dei Villaggi Sos è il perno attorno al quale tutto gira. Il suo pensiero a questo proposito è molto chiaro ed al tempo stesso molto semplice. Egli pensava esattamente alla mamma “normale” di una famiglia che veniva innanzitutto a vivere assieme ai bambini a loro volta privi di genitori.
In che misura questa originaria intuizione è attuale ai nostri giorni? Le risposte sono molteplici e le annotiamo sinteticamente:
- il concetto di maternità cui si riferisce Gmeiner ha carattere di universalità: ha trovato e trova quindi spazio in ogni cultura, in ogni luogo del mondo, come dimostrano gli ormai oltre quattrocento Villaggi Sos esistenti in tutto il mondo;
- contemporaneamente sono cambiate, all’interno delle diverse culture, le concezioni relative alla donna. In particolare nel nostro mondo occidentale è emersa l’idea di una donna a “trecentosessanta gradi”, che non si esaurisce nella dimensione della maternità ma che comunque avoca a sé con forza anche questo aspetto. A Trento la riflessione in atto è quella di comprendere quanto la Mamma del Villaggio sia anche donna, con propri interessi, con propri legami, ecc. e come consentire in termini concreti che lei possa vivere questo (in particolare attraverso gli aiuti che le vengono affiancati);
- sono cambiati, in Italia e nella nostra Provincia, i riferimenti legislativi: se un tempo la “Mamma Sos” accoglieva bambini molto piccoli che accompagnava fino all’autonomia, attraverso un percorso in cui i contatti con la famiglia di origine erano limitati (quantitativamente e nel significato loro attribuito), ora non è più così. Gli affidi tendono ad essere brevi (due anni) e gestiti in funzione del risanamento della famiglia di origine. Se in qualche modo la “Mamma Sos” deve quindi ripensare al proprio ruolo, rimane comunque la conferma che la stabilità di relazione che lei riesce ad instaurare con il bambino anche in un periodo breve mantiene un significato non confrontabile con altre esperienze (che vedono invece l’avvicendarsi di educatori);
- c’è una dimensione molto particolare del “voler bene” in una donna che decide, anche per un tempo limitato, di dedicare se stessa alla “maternità”. Potremmo definire questa dimensione con il termine di “gratuità” (affettiva). Il bambino si trova a vivere a fronte di questo un’esperienza molto pulita, senza ambivalenze, senza sentire condizionamenti. Ciò è spesso terapeutico rispetto alle esperienze che la vita precedentemente gli ha messo davanti.
Quali sono allora le caratteristiche principali della “Mamma” che vive oggi al Villaggio: è una donna che vive una esperienza piena di sé, che non si esaurisce nel compito di crescere i bambini che le sono affidati. E’ una donna che però vive con questi bambini e che “lavora” attraverso la relazione costante e caratterizzata da reciprocità ed intimità con loro. Non è una educatrice che presidia solo alcuni percorsi di crescita del bambino, assumendo nei suoi confronti invece la globale funzione genitoriale. Acquisisce attraverso la formazione e l’esperienza la capacità di occuparsi, anche in modo tecnico (pur non essendo un tecnico), di situazioni caratterizzate da grande complessità.
Attraverso un modo di essere che possiamo oggettivamente rilevare come diverso dalla “Mamma Sos” di cinquanta anni fa, la “Mamma” di oggi mantiene quel ruolo centrale e non ripetuto in servizi diversi dal Villaggio che era stato oggetto dell’intuizione fondamentale di Hermann Gmeiner.